MY GENERATION – GUIDO PIGNI –

About This Project

Mi è venuto in mente un racconto di Raymond Carver, intitolato “Why Don’t You Dance?”. Nella profonda, bianca, mediocre provincia americana, un uomo mette in vendita buona parte dei suoi oggetti e dei suoi mobili, disponendoli, così come erano dentro casa, sul vialetto di fronte al garage. Una giovane coppia, interessata alla merce, si ferma per provare la mercanzia e negoziare l’acquisto. Carver si chiede cosa succeda a un oggetto, pregno della nostra storia, quando lo si toglie dal suo contesto originario per destinarlo a nuova vita. Lo scrittore americano celebra la complessità delle piccole vite, delle piccole cose, rifiutandosi però di invocarne un’aura poetica, spirituale. Il buon letto che l’uomo di Carver ha messo in vendita è solo e semplicemente un letto, nonostante sia carico della memoria affettiva del suo padrone.

 

Le opere presenti in “My Generation” completano una riflessione intorno alla rappresentazione della memoria molto presente nella traiettoria di Pigni, affrontati anche nella pittura e nel disegno, ma che trovano il loro apice nei lavori in incisione. Nella serie “Import/Export” (2012-2016), l’artista rappresenta paesaggi urbani abbandonati o deserti, carichi del peso della memoria, in cui densi strati di tempo e significato si sovrappongono. Già in lavori come “Tate Relies on Your Support” (2017) e “Two Liquitex” (2016) Pigni si concentra su soggetti – uno scontrino della Tate Gallery di Londra e due tubetti di tinta acrilica riprodotti con minuzia di dettagli – che lo portano a indagare su una scala minore, più intima. La serie “My Generation” porta a una svolta più radicale, che si manifesta nella scelta di rappresentare più e più volte praticamente lo stesso oggetto. Nonostante ciascuna immagine sia in sé un oggetto autonomo (ciascuna

Category
Artists